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Yawp

In principio era il Giornale di Lettere. Poi ci accorgemmo che la storia non esiste, esistono solo le interpretazioni, dunque iniziammo ad agire: poiché l'atto è l'oblio dell'azione nello smemoramento di sé. Yawp, onomatopea, è priva di significato, colma di significanti. Così la nostra poetica, smarrimento di sé, oblio, poiché, come un altro poeta ha notato tempo fa, questo solo possiamo dire: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

L'urlo barbarico

La poesia è un vuoto, in questo caso esistenziale. Alla desertificazione dell'era postindustriale opponiamo un egotariato infantile e stirneriano, articolato nelle diverse individualità che si esauriscono e si esautorano nell'atto stesso, fenomenizzandosi. Yawp non è protesta, non è l'antitesi hegeliana che muove la storia, Yawp è oblio, conclusione che rifiuta di farsi inizio, eco di voci passate che rimbomba nel vuoto, come nella barbarie, echeggiando l'impero, risplendeva la sua perduta grandezza.