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Parliamo di parole con Anton.Francesco Milicia – A cura di Loredana Preda (seconda parte)

Proseguono le domande ad Anton Francesco Milicia. La prima parte la trovate qui

  1. Tornerei alla tua collaborazione con la Casa Editrice Le Mezzelane. Dato che i tuoi lavori precedenti sono stati pubblicati senza editing e senza alcun supporto editoriale, cosa ti ha fatto cambiare idea? Quanto è importante per uno scrittore l’appoggio reale di una Casa Editrice? Partendo sempre dal presupposto di un testo già di per sé validissimo.

Importantissimo, credo, ma non soltanto per la qualità finale del prodotto. Una casa editrice, specie se è dinamica, motivata dal voler far bene e quindi ansiosa di valorizzare i suoi autori, possiede mezzi e conoscenze che aiutano a esprimersi e a proporsi in maniera organizzata e non dispersiva. Riesce in sostanza a creare quella rete, sia di servizi che culturale, adatta per una promozione a largo raggio e non soltanto localizzata nell’area di interesse dello scrittore. Sto ricevendo ottimi segnali dalla CE  Le Mezzelane, gestita da cervelli in continuo movimento che sanno fornire a noi autori le condizioni ottimali per poterci esprimere al meglio.     

  1. Perché uno scrittore oggi, nell’era del dell’Internet e del “self” (che ahimè, troppo spesso fa rima con l’improvvisazione), dove tutto è a portata di click, dovrebbe rivolgersi ai professionisti del settore? Quali sono le differenze, secondo te, tra un testo autopubblicato e uno che ha già passato le forche caudine dell’editore professionista?

Le differenze possono essere abissali, perché non esistono barriere qualitative all’autopubblicazione, quindi sugli eReader può arrivare di tutto, e ciò rappresenta una forma di anarchia espressiva non sempre positiva. Il filtro di una casa editrice quantomeno definisce uno sbarramento preciso, teso al vaglio qualitativo dell’autoprodotto, che solo laddove possieda i giusti requisiti va avanti, altrimenti, come è giusto, si ferma o viene revisionato in maniera professionale. Mi sembra una garanzia necessaria per non incorrere in fregature che molto spesso portano nei nostri eReader delle storie grottesche se non illeggibili per la quantità disarmante di errori. Si parla tanto di meritocrazia, non sarebbe male che se ne vedesse un po’ anche in questo campo.

  1. Rigore e disciplina. Quanto sono importanti nella scrittura, per te? Sei meticoloso e organizzato o sei un “genio” sregolato?

Poco regolato, organizzato quanto serve, quantomeno nella gestione dei file dover accolgo i miei scritti, ahe perché non scrivo per lavoro, quindi seguo l’impulso in base a come mi sento stimolato mentalmente. Vero è che se una immagine mi si crea nella mente o anche una particolare frase, apro subito un file e inizia una nuova storia, o ne continua una già in cantiere magari con una nuova direzione.

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  1. Scrivi sempre davanti al monitor oppure prendi appunti a  penna, ovunque l’ispirazione ti coglie?

Scrivo rigorosamente davanti al monitor. Appunti quasi mai. Memorizzo in caso di ispirazione impellente e alla prima occasione mi metto al computer.

  1. So che hai un altro lavoro. Cosa ti ha spinto a dedicarti anche alla scrittura? Perché?

Il lavoro di architetto e di consulente forense mi ha portato a scrivere, scrivere e scrivere continuamente. In trent’anni ho scritto credo decine di migliaia di pagine tra relazioni, perizie e consulenze. Forse il fatto di affrontare problematiche tecniche e doverle rendere in maniera comprensibile ha acuito certe mie capacità espressive, prima fra tutte la velocità. È vero anche che durante questi anni il carico di realismo tecnico da documentare si faceva sempre più gravoso nel lavoro, e la mia natura creativa a lungo andare mi ha imposto una scappatoia, che ho trovato nel  realismo magico delle storie che invento. 

  1. Un’ultima cosa, prima di concludere il nostro incontro. I concorsi letterari. Secondo te, partecipare in qualità di concorrente può servire, può rappresentare un trampolino di lancio per lo scrittore? Oppure lo consideri più come una “palestra” dove allenarsi, mettersi alla prova. Sempre a questo proposito, quanto sono importante le graduatorie, le classifiche?

I concorsi sono una interessantissima palestra e offrono la possibilità allo scrittore di misurare l’impatto col lettore. Concretamente servono a poco, a meno che non si tratti di un concorso di quelli che se vinci ti aprono le porte della grande editoria, nei quali però entrano in gioco altri contrappesi, manovrati in maniera occulta. Sulle classifiche ho molti dubbi. Tradurre in numeri soggettivi il gradimento di un prodotto letterario può diventare quasi una lotteria. Faccio il semplice esempio di un concorso al quale ho recentemente partecipato, nel quale lo stesso racconto – che i miei amici lettori mi hanno assicurato essere ben scritto – ha preso 10 da un giurato e 4 da un altro. Sono situazioni che si ripetono continuamente, quindi le classifiche vanno prese con pinze molto lunghe, a mio avviso.

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  1. Ti ringrazio e ti faccio i miei complimenti per l’uscita del tuo nuovo romanzo, Hic Sunt Leones. In bocca al lupo! O al leone?

Grazie Loredana, magari d’ora in poi diremo in bocca al leone. Viva il leone.

 

 

 

Ringrazio Loredana Preda per essersi prestata al ruolo di intervistatrice – Il Direttore Editoriale Anna Rita Angelelli

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