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Oggi tocca a me – Alberto di Girolamo

Posso dire che ho sempre avuto la mania di scrivere per narrare. Conservo ancora una poesia di quando avevo dieci anni e l’incipit di un romanzo ambizioso vergato in un quadernetto a quadretti quando andavo in terza media: un romanzo d’amore, ambientato in Eritrea perché in quel momento dell’anno scolastico studiavo le vicende delle colonie italiane; naturalmente non lo finii, perché mi trovai smarrito nell’ignoranza degli usi, costumi, paesaggi di quel paese (allora non c’era internet e a casa non avevo alcuna enciclopedia). Era uno scritto ingenuo (dico era perché non lo trovo più) e con errori di ogni tipo, dovuti anche al fatto che nel mio ambiente si parlava solo il dialetto e l’italiano non differiva da una lingua straniera.

Malgrado certi limiti, la vena e la voglia di scrivere le ho sempre avute, lo dimostra la facilità con la quale svolgevo i temi scolastici: oltre al mio ne facevo altri per alcuni compagni che in cambio mi passavano il compito d’inglese.

Degli anni del liceo ricordo che subissai di poesie e di lettere appassionate la ragazza della quale mi ero innamorato… e ha funzionato perché oggi lei è mia moglie.

Nel periodo universitario m’incaponii a scrivere testi filosofici –  conservo ancora un trattato sul problema della conoscenza –  ma non era  la mia strada di scrittore, perché mi sentivo realizzato quando davo spazio alla fantasia, che è il mio pregio maggiore (me lo dicono tutti), e chi ha letto i miei scritti, forse se n’è reso conto.

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Dopo la laurea sono andato a insegnare a Carbonia (Cagliari), e lì, lontano dalla mia terra, preso dalla nostalgia mi sono dato a scrivere racconti ambientati nel territorio di Lilibeo. Ad esempio, “Vito l’asino” – che potete leggere nella raccolta “Racconti del secolo breve” –  l’ho scritto in quel periodo. A mio giudizio in questa raccolta ci sono i migliori racconti da me prodotti, ma non ditelo a Franca, mia moglie, perché lei apprezza molto “Homo et deus” (di prossima pubblicazione da parte de Le Mezzelane); sono dei racconti metafisici nei quali uso la mia vena di narratore per dare sfogo alla passione per la filosofia, che mi ha creato molti dubbi, dandomi poche certezze.

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Di “Homo et Deus” ne riparliamo dopo la pubblicazione, ora mi corre l’obbligo di spendere due parole su “Storie del secolo breve”. Appena andato in pensione, mi venne l’idea di scrivere un romanzo corale, tipo I Malavoglia, dove i personaggi avrebbero dovuto essere gli abitanti della contrada dove sono nato e cresciuto. Ne è venuto fuori un polpettone che, giorno dopo giorno, lievitava a dismisura; ogni sera Franca mi chiedeva: «Come va il polpettone?», e io rispondevo: «Continua a gonfiarsi.» Insomma è venuto fuori un impasto di storie, e quando mia moglie ne ha preso visione mi ha detto che c’erano molte storie belle, ma messe insieme creavano confusione. La sua osservazione mi spinse a dividere il polpettone in modo da farne una raccolta di racconti.

Dicevo all’inizio del mio pallino di narratore, devo aggiungere, per amore del vero, che questa passione non l’ho mai messa al primo posto nella mia vita e non ho mai fatto sacrifici per essa (come scrivere la notte, partecipare a concorsi, contattare gli editori) limitandomi a mettere nero su bianco quando proprio non avevo altro da fare. Ho sbagliato? Ma pensate che avrei sfondato quando non ci riusciva Giuseppe Tomasi di Lampedusa? Purtroppo allora la casa editrice Le Mezzelane non c’era.

Ho saputo del progetto di Rita Angelelli tramite Meetale, dove ero uno scrittore-lettore molto attivo. Con i suoi post pubblicitari su quella piattaforma, Rita invitava gli scrittori a partecipare al concorso indetto dalla CE che doveva nascere a breve… Non vi avrei partecipato (per non complicarmi la vita) se Rita nello spazio riservato ai commenti di un mio racconto non mi avesse chiesto “Perché non partecipi al concorso indetto da Le Mezzelane?”. “Forse è un segno del destino” mi dissi e vi partecipai.

Non mi sono mai pentito, e ancora oggi mi sento a casa mia: io scrivo e al resto ci pensano le ragazze; per cui concludo dicendo: “Ad Maiora a LE MEZZELANE”.

Approfitto della possibilità di pubblicare un estratto per parlare della mia terra (principale fonte ispiratrice dei miei racconti):

[…] Il sole morente sfiorava con fasci di luce rossastra l’immensa distesa d’acqua che in lontananza si confondeva con la spiaggia senza scogli. Dal mio punto di osservazione [Ero in barca, N.d.A] era visibile tutta la linea costiera che va da Trapani a Marsala: a nord distinguevo il monte Erice, incappucciato in quel momento da bianche nuvole peregrine che non lasciavano intravedere il paese abbarbicato sulla cima, attorno al castello medioevale. Ai piedi del monte, i nuovi palazzi della città di Trapani mi fecero pensare ai giganti del mitico assalto all’Olimpo. Spostando lo sguardo verso sud intravidi, piatti all’orizzonte, i bacini delle numerose saline che caratterizzavano, con i loro antichi mulini a vento, quelle coste fino allo Stagnone – la laguna splendida e suggestiva che custodisce al suo centro, come perla in un’ostrica, l’isola di Mozia, adesso disabitata, ma fervente di vita nel periodo punico, come testimoniano i ruderi di cui è disseminata. Spingendo lo sguardo oltre lo Stagnone, oltre la campagna verde della pianura costiera, fino alla strada provinciale, sul declivio della sciara che saliva dolcemente per lungo tratto, distinsi la contrada, dove ero nato e cresciuto e della quale conoscevo tutti gli angoli e le storie dei suoi abitanti, Santa Venera: da essa si fugge, peccando di superbia, e vi si torna sempre con pensiero nostalgico.

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(Alberto di Girolamo)

Alberto ha pubblicato anche un altro libro con noi: Il treno del successo, un’opera teatrale che ha come protagonisti aspiranti artisti.

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Dalla sinossi:

Alessandro aspira a diventare un grande scrittore e riesce a trascinare in questo suo sogno di gloria due artisti suoi amici. Nel momento in cui inizia l’azione scenica, il poeta Giacomo, consapevole dei propri limiti e del fallimento del suo poetare, cerca di trasmettere questa sua lucida e spietata analisi ai compagni, insieme ai quali si era nutrito di sogni di gloria, ma i suoi avvertimenti cadono nel vuoto. Alessandro, più di ogni altro, s’intestardisce sulla possibilità di salire sopra il treno del successo che lo porterà lontano dal paesino siciliano, nel quale vive insieme alla moglie e alla figlia. La moglie Elena cerca di sottrarsi al sogno alienante del marito, aggrappandosi all’amore di un uomo conosciuto a Palermo; un amore non corrisposto pienamente che finirà col mettere in conflitto madre e figlia. Alessandro, tutto preso dai tanti progetti letterari che gli riempiono la testa, neanche si accorge di quello che accade attorno a lui, finché una notizia negativa non lo mette davanti alla realtà… e allora la sua reazione sarà estrema.

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Ringrazio Gaia Cicaloni Designer per le copertine, Pia Barletta per gli editing e Maria Grazia Beltrami per l’impaginazione.

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