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La violenza sulle donne nasce dai modelli patriarcali ed è una sconfitta per tutti di Loriana Lucciarini

[1] – articolo tratto da «Violenza di genere» a cura di Loriana Lucciarini – documentazione per Assemblea Fim, Fiom, Uilm 1° marzo 2017  “Il coraggio di una, la forza di tutte

La violenza perpetrata contro le donne, basata sul genere, è un atto di brutalità teso a rimarcare il potere maschile. Il fenomeno è in crescita e ci coinvolge tutti, perché tocca, ferisce o uccide una donna su tre, una su tre: una nostra amica, sorella, collega, parente, conoscente.

La violenza di genere ha implicazioni serie e complesse, che investono tutti gli ambiti sociali nei quali si esplica: coinvolge i paesi in via di sviluppo quanto quelli industrializzati, ritrovandosi trasversalmente in tutte le classi sociali.

La violenza contro le donne è ritenuta una violazione dei diritti umani, eppure ancora poco si fa per arginare e contrastare il problema.

In Italia, soprattutto, mancano politiche adeguate tese a operare contro la violenza, ma non solo: non esistono progetti di sensibilizzazione né azioni a sostegno del lavoro dei centri antiviolenza.

I dati della violenza

La ricerca condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2006, come anche quella condotta dall’Unione Europea nel 2000 (entrambe riportate nei dati Istat del 2007), illustrano dati allarmanti.

A livello mondiale

–    La violenza è la prima causa di decesso fra le donne tra i 16 e i 44 anni;

–    1 donna su 5 ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita;

–    1 donna su 3 è stata picchiata o abusata sessualmente;

–    1 donna su 5 vive con un partner violento;

–    1 donna su 4 ha subito violenza durante la gravidanza;

–    le donne uccise del proprio partner sono in percentuale tra il 40%-70%.

In ambito nazionale

–   su 6.743.000 donne tra i 16 e i 70 anni, il 31,9% ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita;

–   Il 61,4% (cioè 674.000 donne) ha dichiarato che i bambini hanno assistito a uno o più episodi di violenza;

–   Lo stalking è un fenomeno che ha coinvolto il 18,8% delle donne;

–   il 93% delle violenze dal partner non viene denunciato.

 

I dati ci dicono che la violenza, fin troppo spesso, è fra le mura di casa.

 

A questo si aggiunge il dato significativo, riportato nel 2006 da una ricerca Eures-Ansa, che dichiara che in Italia ogni 4 giorni viene uccisa una donna per mano del proprio partner o ex. Dal 2006 ad oggi si assiste a un’accelerazione: l’escalation porta parlare di 1 donna uccisa ogni 3 giorni.

Un altro dato allarmante, scovato da ricerche in rete, è il numero di donne che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni: parliamo di 1 milione e 400 mila.

La politica italiana e la violenza di genere

Caposaldo nella battaglia contro la violenza di genere è la Legge n. 119/2013, la legge contro il femminicidio (che ha previsto il piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere).

Questa recepisce interamente la Convenzione di Istanbul (ratificata con Legge 27/06/2013 n° 77) riconoscendola quale primo strumento internazionale giuridicamente vincolante sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. Essa ribadisce che la violenza sulle donne è una forma di violazione dei diritti umani.

Inoltre, la L. 119/2013 annuncia un Piano nazionale contro la violenza sulle donne e lo stanziamento di 10 milioni annui per i centri antiviolenza. Di questi, solo 2 milioni  sarebbero destinati ai Centri antiviolenza (Cav) esistenti, mentre il restante andrebbe a realizzare nuove strutture o creare nuove reti.

E qui aggiungiamo un dato significativo che renderebbe stringente lo sblocco dei fondi per i Cav: secondo i calcoli della rete Di.Re, solo un terzo dei centri italiani è supportato da finanziamenti e convenzioni con gli enti locali.

Un buon inizio, con atti legislativi per offrire una prospettiva di miglioramento, implementazione e crescita della rete di supporto e contrasto alla violenza; ma poi… poi le buone intenzioni si perdono fra burocrazia e carte.

Scopriamo, infatti, che i soldi stanziati nel 2013 sono arrivati nelle Casse regionali solo nell’autunno dell’anno dopo e che, dopo questo passaggio, in molti casi se ne è persa traccia, cioè ai centri antiviolenza (i destinatari del finanziamento), nulla è ancora arrivato. L’esempio eclatante è la Regione Lombardia dove è tutto fermo e i Cav non hanno ricevuto ancora un centesimo. Meglio è andato alle strutture calabresi: a loro la prima trance è arrivata in ritardo (solo nel 2015) ma è comunque arrivata…

In aggiunta a questa fase di stallo, solo nel 2016 è stato nominato il referente del Governo per le questioni di genere. La delega alle Pari Opportunità è stata affidata alla ministra Elena Boschi che, però, dopo prime dichiarazioni che lasciavano sottintendere un interesse per rendere operativi i fondi stanziati, successivamente nulla ha deciso in merito.

C’è da sottolineare che solo da poco è partita la mappatura nazionale sui Cav (“prima indagine nazionale sui modelli dei centri antiviolenza in Italia”); ed è paradossale pensare che fino ad oggi non si sia mai saputo quanti e quali siano i Cav a operare sul territorio nazionale: la mappatura non completa del Dipartimento per le pari opportunità, parla di 450 nomi; dati smentiti dalla rete Wave che afferma di aver censito 140 centri antiviolenza e 73 case rifugio. Dati parziali, incompleti, in contraddizione. Molta confusione, dunque.

Quello che è certo è che in Italia mancano strutture e posti nelle case rifugio, l’Unione Europea, infatti, stabilisce che si dovrebbe avere un posto letto ad hoc ogni 10mila abitanti, mentre da noi ce ne sono in tutto meno di mille: una mancanza di quasi 6mila posti; grave e terribile, se si pensa che spesso una donna vittima di violenza non sa come fare per allontanarsi da casa, il luogo dov’è costantemente perpetrata la violenza.

 

Con il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 20 del 25/1/2017[1], sono stati finalmente sbloccati i fondi  del Piano nazionale. Inoltre, il Decreto vincola, di fatto, i fondi ad attività legate non al welfare in generale ma a quelle per la violenza di genere e sovverte la percentuale delle cifre stanziate: oggi 1/3 va alla creazione di nuovi centri; dei 2/3 rimanenti, il 90% va alle case rifugio e solo il 10% alle Regioni.  Un importante risultato che però non ha ancora visto erogazioni effettive in denaro ai Cav.

[1] – Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 novembre 2016 “Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità” – Gazzetta Ufficiale n. 20 del 25/1/2017

Loriana Lucciarini, romana, vive in provincia di Viterbo.
Scrittrice e blogger ha fondato Magla, l’isola del libro e il
blog delle 4Writers e collabora con siti internet e testate web.
Ha pubblicato con Arpeggio Libero il romance Il cielo
d’Inghilterra (2015), a cui sono seguiti, nel 2016, il fantasy Una
fantastica caccia al tesoro, la favola per Emergency Si può
volare senza ali e il suo racconto breve, Il coraggio di
raccontare, fa parte del volume 4 Petali Rossi, frammenti di
storie spezzate per il centro antiviolenza BeFree; di questi due
ultimi volumi è stata ideatrice e curatrice.
Ha all’attivo anche sillogi poetiche (Sotto le nuvole, Little
Thoughts/short stories, I legami sottili dell’anima) ed è
presente in numerose antologie di narrativa e di versi poetici.
Iscritta Ewwa (European Writing Women Association) dal
2016, ha pubblicato gratis online alcune opere su mEEtale e