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A me la parola – Festivalbar 2017 a cura di Matteo Giordano

Da Rimini a Riccione, da Fabrizio De Andrè ai TheGiornalisti. Dal Me che si rifugia solo nella musica datata, all’ Io che ascolto a palla tutti i pezzi più in voga dell’estate 2017, guidando pure con il braccio fuori lungo le strade impervie della Sicilia sud orientale.

Se esistesse ancora la avrei comprata, la compilation rossa del Festivalbar, perché quella di quest’anno sarebbe una selezione di brani italici come da un po’ non capitava. E sarà che vivo a Londra e la cosa più pop che passa in radio (si fa per dire perché ascolto solo Spotify) è Ed Sheeran che ha sei o sette brani costantemente in classifica, o sarà che gira e rigira ad agosto ha più appeal Arisa degli Arcade Fire, come la Corona sale e limone in spiaggia al posto della birra seria che si beve d’inverno.

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Non lo so, resta comunque il fatto che ho la sensazione che in Italia si sia tornati a fare musica che la gente ascolta. Brani one shot o vecchie volpi non importa: quando un ritornello ti entra in testa anche se non vuoi e quando basta canticchiare distrattamente sotto il sole sotto il sole perché la persona in fila al bar davanti a te risponda con di Riccione di Riccione (true story), allora non c’è nulla da fare e in uno slancio di sportività carico di invidia, perché erroneamente pensi che una canzone così la avresti potuta scrivere anche tu, non ti resta che applaudire, tenendo dentro di te, come magra consolazione, il pensiero che, stando al racconto di una fonte anonima, anche Tommaso Paradiso una volta scroccava i drink nel backstage del concerto di una band amica, come noi comuni mortali.

Ecco dunque le mie preferite da maggio ad agosto, fra quelle della ipotetica compilation rossa del Festivalbar 2017:

Sono senza dubbio loro, i TheGiornalisti, i protagonisti assoluti dell’estate: un featuring senza senso  ma efficacissimo nel solito brano di Fabri Fibra, e poi il capolavoro: Riccione.

La prima volta che l’ho sentita ho chiuso il laptop dopo trenta secondi, con una sensazione di sconfitta. E dire che mi piacevano, e dire che quando non li conosceva nessuno i TheGiornalisti io già li ascoltavo. Ma che ne sapete voi di Promiscuità, dico io, e de La fine dell’estate?

Ma dopo pochi giorni ho capito la grandezza di Riccione, quando mio malgrado me la sono ritrovata nelle orecchie a tutte le ore. E fare centro con una canzone pop è più complicato che fare ridere per un clown. Il testo di una canzone vacanziera non conta, basta qualche parola evocativa, basta dire Riccione per attivare le endorfine di chi ascolta: una parola che racchiude in sé l’estate, gli anni ottanta, il divertimento, la spiaggia, la discoteca e l’Aquafan. Il dono della sintesi.

L’arrangiamento ha alle spalle una produzione furba e di livello altissimo, perché essere semplici e diretti è difficilissimo, ma se appena parte l’intro già inizi a sudare vuol dire che funziona, oh se funziona.

Nel frattempo i Club Dogo sono usciti con due singoli, o meglio uno firmato Guè Pequeno, eroe dell’estate su Instagram, e un’altro targato Jake la Furia. Entrambi i brani hanno un approccio latineggiante (imprescindibile d’estate) ma decisamente diverso: il solito brano gangsta per Guè e uno più furbo e a strizzare l’occhio al reggaeton per Jake.

A modo loro hanno fatto centro entrambi.

Per restare in parte in quel mondo lì, JAx (mio guilty pleasure) in coppia con Fedez anche questa estate è uscito con un brano orecchiabile, condito da un ritornello, come il crimine, senza regole, come le ragazze con il grilletto facile, che spazza via quello della loro hit dell’anno scorso Vorrei ma non posto, è nata nel 2000 e ti ha detto del 98 e che i diciotto li compie ad agosto.

Anche questa  buona per tutte lo ore del giorno, ma non mi stupisce: JAx rimane un artista molto sottovalutato.

Salmo invece ci ha regalato il pezzo anti estate, quello che tutti amiamo ascoltare mentre ancora siamo in città depressi mentre gli altri postano foto di spiagge e Moscow Mule su Facebook. In fondo lo pensiamo sempre tutti che l’estate è sempre una Estate dimmerda.

Politicamente scorretto, ma con rime che corrono veloci; Salmo non è uno da One Shot, ma un artista vero di cui sentiremo ancora parlare, e di cui del resto già si parla.

Per chiudere, anche perché mentre scrivo è il 31 di agosto, torno a fare la persona seria e a essere il Me in versione autunno inverno, quello che ascolta gente che nessuno (ancora) conosce, tipo Giancane, che con Limone questa estate ci ha raccontato l’altra faccia degli anni ottanta, quale? Beh, andate ad ascoltarla…

E non dimenticate di prepararvi per L’estate sta finendo dei Righeira e Settembre di Alberto Fortis, brani che nei prossimi giorni inizieranno a popolare le bacheche dei social, perché sì: anche stavolta è davvero finita.

E come direbbe un fan di Game of Thrones: winter is coming…

 

foto profilo

Matteo Giordano è nato in provincia nel 1981. Dopo anni passati a minacciare di farlo, finalmente si trasferisce a Londra in tempo per godersi gli Hipsters, il Royal Wedding, le Olimpiadi e la Brexit. Ama correre, nonostante il parere contrario delle sue ginocchia, e suonare dischi tech house principalmente nel salotto di casa sua.
Nel 2016 ha pubblicato il romanzo “novantaquattro” per la Nativi Digitali Edizioni http://www.natividigitaliedizioni.it/prodotto/novantaquattro-matteo-giordano/
Ha un nuovo romanzo in lavorazione con Le Mezzelane.

3 thoughts on “A me la parola – Festivalbar 2017 a cura di Matteo Giordano

    • settembre 2, 2017 at 1:10 pm
      Permalink

      grazie Cosimo!

  • settembre 2, 2017 at 1:07 pm
    Permalink

    grazie Cosimo!

Comments are closed.