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A colloquio con… Gianpiero Pisso

Sul nostro gruppo Facebook il martedì diamo spazio ai nostri autori e ai lettori, ovviamente.
Gianpiero Pisso ha pubblicato con noi “Pieve Cipolla”, un romanzo umoristico che fa parte della nostra collana “Tra serio e faceto”.
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Di seguito le domande che sono state poste allo Scrittore e le relative risposte.
D: Puoi anticipare ai lettori qualche caratteristica del libro e da dove nasce l’idea?
R: Il romanzo Pieve Cipolla penso possa classificarsi come “Rurale umoristico”. Con esso mi sono classificato al secondo posto al Premio Nazionale “Parole di Terra 2017” per editi e inediti. E’ un romanzo disimpegnato, da leggersi in assoluto relax e spensieratezza. L’idea mi è giunta dalla mia infanzia. Io sono varesotto ma mio nonno materno era originario di un piccolo paese montano, una frazione di Vilminore di Scalve, Pezzolo, che allora poteva forse contare non più di cento anime. Di Pezzolo ricordo la strada polverosa (siamo alla fine degli anni 50) che da Vilminore saliva fino a quell’agglomerato di malghe, la chiesetta, il Circolo con un piccolo campo di bocce, la fontana o lavatoio, dove le donne lavavano i panni, che in inverno si ricopriva di un alto strato di ghiaccio, l’odore dell’erba appena falciata mista a quella del concime. Ogni malga, anche quella di mio nonno, aveva la stalla praticamente attaccata all’abitazione. Ricordo anche il freddo che regnava nella casa di mio nonno. il camino veniva acceso per cuocere il cibo, in grandi pentoloni neri ma poi veniva lasciato morire. Il riscaldamento non esisteva nei locali e le lenzuola del letto ti ghiacciavano. Molti di questi ricordi sono stati inseriti nel romanzo, dove le storie dei vari personaggi e le loro caratterizzazioni si alternano e si lasciano sbucciare come gli strati di una cipolla.
D: Ecco Gianpiero, notoriamente la scrittura umoristica è una delle più difficoltose, assieme all’erotico. Come ti è venuto in mente di lasciare i “porti sicuri” della fantascienza e dello storico per dedicarti all’humor?
R: Innanzitutto vorrei dire che ho lasciato “questi porti” solo temporaneamente. Già col prossimo romanzo, che è attualmente in lista di editing con Voi, ritornerò allo “storico”. Che dire? Forse sono uno scrittore eclettico, forse mi anima lo stesso spirito dell’ignoto che animò Cristoforo Colombo quando partì da Palos con tre caravelle (fatti i dovuti paragoni), forse sono curioso e mi piace scandagliare ogni lato della scrittura ma conosco i miei limiti e mi impegno solo in imprese che sono sicuro di portare a termine con successo
D: Caro Giampiero non ho letto il tuo romanzo ma credo che oltre alla parte umoristica ci sia una parte poetica che è quella legata al ricordo e che sotto sotto possa rivestire una parte importante del tuo romanzo. Hai mai versato qualche lacrima sbucciando la cipolla? Complimenti a breve ti leggerò.
R: Pur essendo un romanzo umoristico, talvolta si può far sorridere anche a denti stretti, dicendo e non dicendo. Trattandosi di storie di vari personaggi che si intrecciano nel racconto, legandosi le une alle altre, tocco temi che potrebbero anche far pensare, come il desiderio di taluni abitanti di Pieve Cipolla di evadere dall’isolamento e di fantasticare su avventure amorose che hanno poche probabilità di concretizzarsi con successo o sulla necessità dei giovani di rompere la monotonia della vita paesana con attività di dubbio gusto. Questi paesini, nati in zone dove le industrie sono assenti, lontani dai riflettori della mondanità, vivono vite semplici, a contatto con la natura e per questo salutari ma trovare fonti di sostentamento non è semplice. Ecco perché si depauperano ogni giorno e questo è un male.
D: In quale genere letterario ti identifichi meglio? Qual è, invece, quello che ti è più lontano?
R: Mi hai fatto una domanda da un milione di dollari. E’ come chiedere a un camaleonte: quale è il colore della tua pelle? Scherzi a parte penso che il mio genere primario sia lo storico. Mi piace anche la fantascienza e perchè no? Lo humor mi ha appassionato e forse farò altri esperimenti in futuro. Il genere di scrittura più lontano dalle mie corde? I romanzi rosa e l’erotico. Anche io ho le mie limitazioni.
D: Eppure Gianpiero, avendoti conosciuto di persona, sei un “tenerone”, sei sicuro che il rosa sia lontano dalle tue corde solo perché hai pudore dei sentimenti? (lascio fuori l’erotico, ovviamente, perché è tutta un’altra cosa)
R; temo queste tue uscite. Un giorno di non molto tempo fa, a Roma, ricordi? buttasti lì con noncuranza un indovinello relativamente a un cittadino di Udine che aveva fatto nel passato una scoperta favolosa. Mi guardasti anche con malizia, aggiungendo: “Potrebbe essere la trama di un buon romanzo”. Da alcuni giorni mi sto documentando su Arturo Malignani e più accumulo informazioni sulla sua vita, più mi incuriosisce la sua figura e ciò che ha fatto. Vuoi dire che un giorno arriverò anche a scrivere un romanzo del tipo: “Soli su un isola appassionatamente”?
R (di Mgb): Magari no, credo che sia più nelle tue corde un romanzo tipo La Silvia, tanto per citare uno dei nostri titoli, che ha dell’amore, della storia e dell’umorismo tutto insieme.
R: Terrò conto di queste tue osservazioni
D: Credo sia molto difficile scrivere un romanzo umoristico, a differenza di altri generi forse non ci sono regole nello scrivere la battuta perfetta. I personaggi quindi hanno vizi comportamentali che la aiutano a costruire una situazione buffa?
R:  Sono perfettamente d’accordo con lei. Far sorridere lungo buona parte delle trecento pagine di un romanzo non è per niente facile. Più che a una singola battuta mi sono affidato a “situazioni”, “contesti”, “caratterizzazioni” inserendoli in un racconto corale. Così è nata Addolorata, ipocondriaca, che si sente addosso, senza averli, tutti i malanni di questo mondo, Uganda, con un misterioso passato in Africa, Giovanna, tenutaria del botteghino del lotto di Clusone che dà a tutti i clienti i numeri della smorfia, il Rosso, che avuto la sfortuna di trovare la moglie a letto con un rappresentante del Folletto e così via.
D: Trovi il “materiale” per i tuoi libri umoristici nella vita reale o sono solo frutto della tua fantasia? 
R: Come ho scritto sopra, ci sono reminiscenze d’infanzia, flash che sono ancora nella mia memoria quando andavo a trovare mio nonno a Pezzolo, in val di Scalve. L’abitudine, ad es. di affibbiare ad alcuni abitanti dei paesini un soprannome è tipico dellevalli alpine in genere, forse anche di quelle appenniniche. Su questi ricordi sono andato poi di fantasia ma ho inserito il racconto su un tessuto geografico reale. Pieve Cipolla nella realtà non esiste ma l’ho immaginata tra Clusone e Valbondione, in piena val Seriana, nella bergamasca.
D: Qual è stato il movente per uscire allo scoperto? E soprattutto per quanto tempo hai tenuto nel cassetto le tue opere, prima di manifestarti pubblicamente?
R: Sono uscito allo scoperto quando ho raggiunto l’età della pensione, prima di allora il mio lavoro mi impegnava totalmente e non avevo certo tempo per scrivere. Una volta terminato il mio percorso lavorativo, come d’incanto mi si è schiuso un nuovo mondo, per leggere, scrivere e anche dipingere ad acquarello. Mi sono buttato in questi hobby totalmente, preso dalla smania di ricuperare il tempo perduto. Evidentemente queste passioni erano già in me, represse dalla consapevolezza che allora non avrei potuto dedicare ad esse il giusto tempo. Relativamente al tempo per vedere i miei libri pubblicati, per i primi due romanzi, cinque anni or sono, ho mandato i manoscritti a molte case editrici e molte non mi hanno mai risposto. Poi, a poco a poco, le cose sono diventate più facili e oggi non ho manoscritti nel cassetto.
D: Meravigliosa esperienza. Te l’ho chiesto perchè anch’io, fino all’anno scorso, non avevo quasi nessuna esperienza. Poi a dicembre del 2016 ho avvertito un impulso irrefrenabile ed ho iniziato, anche grazie ad una cara amica che mi ha aiutato e consigliato. Il rimpianto di aver sprecato tanto tempo mi resta, ma sono felicissimo per quello che sto realizzando. Ti seguirò perchè siamo un pò vicini di età, quindi faremo squadra. leggerò il tuo romanzo appena finito quello che ho sulla mensola
R: E io naturalmente leggerò il tuo. Sono certo che non ti pentirai mai di dedicare il tuo tempo a questa piacevole attività che ci mette in contatto con molta gente (i lettori) e ci fa calare con regolarità nei panni dei nostri personaggi, condividendo con essi emozioni e sensazioni.
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