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1 luglio 2017 – Daje Pievetorina!

Era tutto pronto, oltre 130 cartoni pieni di libri. Enciclopedie, libri di narrativa, raccolte di poesia, saggi, libri per bambini e ragazzi, vocabolari, guide turistiche, libri di cucina, volumi monotematici vari, fumetti per bambini e per i più grandi, segnalibri divertenti, libri di scuola. 3452 volumi in tutto.

La raccolta è iniziata lo scorso novembre con la pubblicazione di un’antologia di racconti donati da tanti scrittori. L’abbiamo messa in vendita nel nostro shop e in vari store nazionali e internazionali. Non ne abbiamo vendute molte, in realtà, mi aspettavo molto di più, ma sono arrivate anche donazioni dirette in denaro provenienti dal nostro sito “E dopo?”. Abbiamo raccolto a oggi 894 euro. Una parte di queste donazioni sono servite a trasportare i libri con un corriere da Sesto San Giovanni, dove è stata raccolta la maggior parte dei libri, alla sede di Le Mezzelane, mentre con quello che rimaneva ho acquistato circa 300 volumi di narrativa classica, sia per adulti che per ragazzi. E’ una buona partenza per ricostruire ciò che la natura ha distrutto.

Il titolo della raccolta fondi e la raccolta stessa dei racconti la possiamo leggere nelle immagini che seguono. La sintesi di ciò che è avvenuto dopo, a riflettori spenti e a dolore leggermente assopito.

Siamo partiti da Santa Maria Nuova in sei, nessuna carica istituzionale presente. Devo dire che un po’ mi è dispiaciuto. Non dico che avrei voluto la banda del paese a sottolineare la partenza. Come ha commentato un’amica sul mio profilo Facebook “la beneficenza si fa, non si urla”, e non posso che darle ragione. Al di là dell’assenza del nostro Sindaco, impegnato a Jesi per l’inaugurazione del Museo a Federico II, però avrei gradito almeno la presenza del nostro assessore alla cultura, che non ha mandato nemmeno segnali di fumo, o di qualche altro assessore, che forse ha preferito passare una giornata al mare con la famiglia piuttosto che caricare scatoloni. Ciò nondimeno la giornata è stata interessante, sono tornata a casa con un bagaglio di emozioni che solo chi era con me ha potuto provare. Gli assenti? Pazienza! Si sono persi una “camionata” di emozioni!

Dopo qualche ora, ad animo controllato dalla ragione, mi sono fermata a riflettere  su ciò che avevo visto a Pievetorina. La sensazione di vuoto ancora mi pervade, ma il sorriso di alcune persone mi è rimasto nel cuore.
Non immaginavo minimamente di trovare un paese quasi vuoto e, al di là dell’assenza del Sindaco di Pievetorina, anche lui impegnato in altro loco per un evento istituzionale, con il quale avrei voluto parlare, ho negli occhi l’immane disastro aggiunto a una sensazione di perdita e nella testa il rumore delle ruspe che portavano via i detriti.
Ho parlato con la segretaria del Sindaco, che mi ha riferito i ringraziamenti da parte sua per quello che abbiamo fatto. Spero che i libri servano a distoglierli dalla paura che ancora invade la loro esistenza. Un volontario della protezione civile locale non ha voluto farsi riprendere, ma ha risposto a tutte le mie domande. Si è trattenuto con me per una decina di minuti, lasciando perdere ciò che stava facendo, rispondendo come se fossimo stati amici da sempre.

“Dobbiamo solo rassegnarci a ciò che la natura ci ha riservato, stiamo risorgendo dalle macerie che vedi”

Questo mi ha detto con un sorriso. Il sorriso di chi non si sente sconfitto, di chi sa che ha ancora una vita davanti.

La prossima settimana cominceremo a ricostruire la scuola, grazie alle donazioni di alcuni privati. L’asilo nido è quasi pronto, come vedi, anche qui grazie alla donazione di un’impresa edile: la Robur.

E’ una costruzione di legno, sembra stabile ed è allegra, intorno c’è tanto verde, sicuramente attrezzeranno un giardino per i bimbi. Poi torno a guardarmi attorno e vedo solo container e macerie. Un contrasto netto tra il nuovo e il lesionato. C’è ancora molto da fare. Mi è venuto da chiedergli: e lo stato?

Dello stato non so nulla, ma probabilmente è una mia mancanza d’informazioni. So solo che se cominciamo a ricostruire è grazie ai privati e grazie agli sforzi dei volontari e dei cittadini.

Mi ha fatto male sentire le sue parole, ma non avevo dubbi sulla non presenza dello stato, già in altri eventi catastrofici si era riscontrato questo andamento. Poi lui continua a parlare, come se si stesse liberando di un peso che lo opprime:

La mia casa è rimasta in piedi, sono stato fortunato. Solo che quando invito qualcuno per stare qualche ora insieme, per provare a tornare alla normalità, mi rispondono tutti che hanno ancora paura e che non entreranno in una casa ancora per un bel po’. Il 95% delle case del paese sono inagibili, dobbiamo demolirle tutte, e poi ricostruire, perché le persone non se ne vogliono andare dal luogo dove sono nate, soprattutto gli anziani. Abbiamo un solo panificio, rimasto sempre aperto. Il proprietario ha puntellato tutto quello che era lesionato, ma voleva continuare a lavorare per dare al paese almeno il pane. Non abbiamo un negozio di generi alimentari, il più vicino è a 22 chilometri. E’ vero, abbiamo ancora un container con provviste per almeno un altro mese, e le abbiamo sempre avute, però la gente vuole tornare alla normalità. Dopo sei mesi cercano quello che li farebbe sentire a casa: andare a far la spesa e cucinare il cibo che hanno scelto sembra una stupidaggine, ma è quello che vogliono, quello che facevano prima di tutto questo.”

Ecco! Questo si chiama rinascita, anche senza chi ci governa che si fa vedere solo quando ci sono le telecamere.

Ringrazio ancora i volontari della Protezione Civile di Santa Maria Nuova, il Presidente Graziano Refi, Karin di Pievetorina, Sandra Gentili e Lorenzo Spurio, che hanno voluto essere presenti alla consegna, Moreno Giaccaglia del Centro servizi Ristè auto di Pradellona, Il Sindaco di Santa Maria Nuova Alfredo Cesarini e il Sindaco di Pievetorina Alessandro Gentilucci, la Lega Cisalpina di Hokey di Sesto San Giovanni, Renato Ghezzi, Gilberto Muscoloni che mi ha passato il contatto di Karin (la segretaria del sindaco), tutti gli scrittori che hanno mandato un racconto, le persone che hanno acquistato la raccolta “E dopo?”, le persone che hanno donato anche solo due euro, le persone che mi hanno inviato i libri. Siete stati tutti dei grandi!

E ricordatevi: non finisce qui. Torneremo a Pievetorina per portare altre cose utili, probabilmente per la scuola.

Un solo grido: Dajeeeeee Pievetorina!

Xo Xo Rita Angelelli